La caccia allo Snark

Arrevuoto al Museo Madre

Appunti di messa in scena

di Maurizio Braucci

al Museo Madre il 26 – 27 – 28 giugno alle 19.00

Meno noto in Italia de Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie -(1865) il poema in rima di Lewis Caroll, al secolo Charles Lutwidge Dodgson, “La caccia allo Snark” (1876) è stato raramente adattato per il teatro se non in forma di reading musicale.

Un gesto di coraggio

Farne una messa in scena, da parte nostra è stato, se permettete, un gesto di coraggio (e qualcuno dirà pure di incoscienza). Quello dello Snark ci è sembrato il testo più coerente con l’incoerenza della condizione giovanile oggi.

Ma andiamo per ordine.

Lo spettacolo nasce su richiesta del Museo Madre all’associazione Arrevuoto di realizzare un progetto teatrale con degli adolescenti a partire dal territorio circostante. Da tale mandato abbiamo formato un gruppo di cinque artisti, quindi è stato indetto un casting da cui abbiamo selezionato 30 tra ragazzi e ragazze non professionisti ma con un certo talento per le arti sceniche e musicali. I laboratori sono iniziati in una sala del museo a febbraio scorso, esplorando, addentrandoci e infine precipitando in un poema straordinario e misterioso quale è quello dello Snark, che speriamo di saper restituire al pubblico in tutto il suo oscuro e fulgido splendore.

La traduzione adottata è quella di Roberto Sanesi, perché ci è sembrata la più fedele nel tradimento inevitabile di un poema che avanza in originale con strofe di quattro versi, divenuti cinque in italiano, e dove la rima alternata si perde e si ritrova di continuo. Per il traduttore è stato impossibile seguire fedelmente i giochi di parole, le combinazioni matematiche e geometriche o gli acrostici di una lingua geniale e complessa come quella che Carroll ha insufflato nel suo poema, ma Sanesi ha fatto il meglio che si può per consentire anche al pubblico italiano di leggere la fantasmagorica avventura della caccia allo Snark, una caccia divisa in 8 spasimi (fits) strepitosi.

Un poema nonsense

Come chiarisce lo stesso Carroll nell’introduzione, si tratta di un poema apparentemente “nonsense” scritto allo scopo di provare che l’insensato non è altro che una convivenza tra più e opposti sensi (polisemia) infilati dall’autore nel corso del testo e specie in alcune parole, a partire dal termine Snark.

Lo Snark

Lo Snark è un animale misterioso ottenuto dalla fusione di Snake (serpente) e Shark (squalo) e forse anche con l’aiuto di Snail (lumaca). Questa è solo la prima di una serie di parole-baule inventate dall’autore. Queste, oltre a creare mondi o creature fantastiche, possono a volte servire a risolvere situazione dilemmatiche o troppo complicate, grazie al fatto di contenere dei significati tra loro contraddittori.

Con le parole-baule si può trovare una soluzione salvifica a domande grattacapo come “Mare o monti?” rispondendo ad esempio “Maronti!”.

L’avventura di una ciurma

Sulla falsariga di un poema eroicomico, Carroll costruisce l’avventura di un’improbabile ciurma alla caccia dello Snark, ma i controsensi, le contraddizioni e le opposizioni “di” e “tra” i vari membri dell’equipaggio – un capitano che sa poco e nulla di navigazione, un castoro che deve guardarsi le spalle dal macellaio di bordo, un cuoco che non ricorda nemmeno il proprio nome etc..- trasformano questa caccia in un viaggio interiore verso il senso, nonsenso, polisenso della vita, attraverso il confronto con quella che Wittgenstein definì come l’unico evento che non appartiene alla vita, l’unico evento che non è possibile vivere: la morte.

Il mistero

Nella nostra ricerca di questi mesi, siamo incappati nell’ipotesi che Il mistero di cosa sia in realtà uno Snark è intuibile in quell’ombra scura, ma allo stesso tempo lucente, che appunto perché si trova al di fuori della vita dà senso (o meglio più sensi) alla vita, qualcosa da cui siamo terrorizzati ma allo stesso tempo affascinati perché di tutti i misteri, di tutti gli enigmi è quello che ci dà più filo da torcere. Lo Snark, così inteso, aleggia in qualsivoglia impresa o avventura umana, terrorizza, inquieta ma allo stesso tempo stimola e attrae come fa ogni pericolo, anzi di ogni pericolo e di ogni paura esso è il padre e la madre (tanto che negli anni ‘50 fu chiamato Snark un missile americano).

L’adolescenza

Per tale ragione, pur portando fedelmente in scena gran parte del poema, lo abbiamo reso secondo le forme reali della contemporaneità e a misura di quella adolescenza che, prima che nostro, è stato un tema fondamentale di Lewis Carroll. Questa età verde, dove abbondano il rischio e l’avventura, è una condizione molto frequentata dallo Snark, spesso i più giovani si espongono ad esserne assaliti mentre sono intenti a esplorare nuove emozioni e a misurarsi e a confrontarsi con un mondo per loro tutto nuovo, finendo così per essere rapiti per sempre, o magari solo graffiati, da quel mostro di bellezza, quel bellostro, che la loro temerarietà ha attirato o che essi semplicemente hanno dimenticato di evitare. Per tale ragione, nella nostra caccia allo Snark abbiamo riportato i casi più recenti di giovani scomparsi accidentalmente, soffiati via dallo Snark per pura crudeltà o per punirli della loro avventatezza, casi tragici o drammatici che hanno sconcertato noi tutti e ci hanno fatto porre domande sul senso della vita. Casi che sono diventati per noi “opere dello Snark” e che quindi motivano il nostro equipaggio di giovani attori a cercare vendetta sulla scena per tanta crudeltà.

Il soprannaturale

Ma non solo di queste cose è però fatto uno Snark, altrimenti non sarebbe oggetto di cacce avventurose, evidentemente qualcosa di prezioso riveste il suo corpo ed emana dalla luce dei suoi occhi (se avrà mai degli occhi!). Qualcosa di fantastico che attiva l’ambizione di molti di noi e che trastulla il nostro desiderio di meraviglia: stiamo parlando del miracoloso, del leggendario, del soprannaturale. Forse per questo Jack London chiamò Snark l’innovativa nave che si fece costruire e su cui navigò nell’Oceano Pacifico, forse per questo a un albero messicano è stato dato il nome di “Boojum”, una tipologia di Snark estremamente rara e che è diventata fondamentale nella nostra messa in scena. Infatti è nei sogni dell’adolescenza che vedrete avvolto il nostro spettacolo, che in verità fatichiamo a definire spettacolo poiché ha ancora a che fare con uno studio, con degli appunti, tanto che sarebbe meglio chiamarlo “spettudio” o “appuntacolo”.

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Quando nasce Arrevuoto al Madre? Leggi l’articolo: clicca qui!

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