VI Movimento – L’Assedio

VI Movimento, 2011

Ogni anno Arrevuoto è tornato in scena, in sintonia con la città, lucido e ironico testimone  dei mali e della vitalità di Napoli. Un progetto che nasce dalla fiducia “nei ragazzini”, come recita la Morante, dalla loro capacità di esprimere, con forza dirompente anche se inconsapevole, la necessità di non adattarsi all’esistente. Un lavoro umile e paziente, dove il teatro si fa pedagogia e dove la realtà diventa teatro. Un lavoro di gruppo che vede confermati i registi degli anni passati e soprattutto dà maggiore autonomia a quei giovani assistenti che sono nati al teatro prima come allievi di Arrevuoto  e poi come attori di Punta Corsara.

Siamo una comunità

Nel corso di questi sei anni si è formata una comunità che è stata capace di far tesoro del lavoro che svolge a Scampia il gruppo “Chi rom… e chi no” con la variegata umanità di ragazzi da recuperare alla scuola (soprattutto i rom,  ma non solo):  lo storico nucleo del Gridas, la scuola media Carlo Levi, il liceo Morante e da quest’anno Don Valletti, che  oltre a essere il pastore di una delle parrocchie di Scampia, è il rettore del Pontano, uno degli istituti più esclusivi della borghesia napoletana che ci ha dato modo di proseguire il dialogo tra centro e periferia. Con lo stesso spirito abbiamo potuto lavorare a Ponticelli con l’Istituto Curie, dove la preside, la prof.ssa Filippone, è stata un punto di riferimento costante nella costruzione del progetto che quest’anno vede la sua scuola impegnata con i ragazzi delle medie del Convitto e con quelli del liceo Genovesi, anche loro presenti dal primo anno di Arrevuoto.

Uno spettacolo in tre parti

Quest’anno si va in scena con un solo spettacolo suddiviso in tre parti: ogni gruppo avrà la sua autonomia artistica, ma il risultato finale sarà unitario. Una nuova scommessa nata anche dalla necessità di non arrenderci. Un lavoro che siamo riusciti a portare a termine malgrado siano caduti i previsti finanziamenti del Comune e della Regione. Il Teatro Stabile di Napoli, nonostante tutte le difficoltà, ci ha sostenuto anche economicamente, ma soprattutto con il lavoro e la passione delle persone: dalla dedizione di Elisa Ragni a tutto lo staff del teatro. Per molti collaboratori il lavoro è gratuito. Una sorta di volontariato che ci ha contagiati tutti nel desiderio di non far morire un progetto.

L’Auditorium di Scampia

Saremo al San Ferdinando per due sere – il 18 e il 19 aprile – e poi il 21 all’Auditorium di Scampia, riaperto per una sera, per l’occasione. Sarebbe stato un segnale negativo non poter rientrare a Scampia con Arrevuoto, perché è qui che abbiamo iniziato sei anni fa, scoprendo l’Auditorium. Un luogo nascosto, tra la villa e gli uffici della Polizia e della Municipalità, costruito una ventina d’anni fa e mai aperto al pubblico. Con testardaggine e determinazione riuscimmo ad aprirlo nel 2005, il primo anno di Arrevuoto. Nel tempo – con Arrevuoto che anno dopo anno tornava, e più avanti con Punta Corsara, i laboratori per i rom, e mille altre iniziative – è diventato una specie di simbolo del possibile riscatto degli abitanti del quartiere. Poi, la mancanza di fondi, la pioggia che entrava, i soffitti che cedevano e di nuovo la chiusura. Ora, alcuni lavori di ristrutturazione sono stati realizzati e, anche se ancora non del tutto rimesso a posto, può tornare ad ospitare Arrevuoto. Speriamo che, almeno questo, sia un segnale positivo.

Il Futuro è sotto assedio

“Il futuro è sotto assedio” recitava uno degli slogan studenteschi della protesta contro la legge Gelmini, e insieme alle generazioni a venire, ad essere sotto assedio è anche il presente, è la nostra città, Napoli, con le sue emergenze di rifiuti, il suo malgoverno, la crisi economica e lo strapotere criminale. Quest’anno, alla sua sesta edizione, Arrevuoto ha deciso di dare voce a questo assedio del corpo e dell’anima, a questo accerchiamento che rende il domani incerto, che precarizza la vita di tutti e ostacola ogni speranza.

Un dramma

Ispirato al dramma storico L’assedio di Numanzia di Miguel de Cervantes, lo spettacolo di quest’anno, L’assedio – la città salvata dai ragazzini. Lo spettacolo metterà in scena il tema dell’assedio e della disperata resistenza, mutuando dall’opera di Elsa Morante Il mondo salvato dai ragazzini le prospettive. Le prospettive sono forse le uniche, di salvezza, appunto affidate ai più giovani quali risorse da accresce nel presente per trasformare il futuro.

Fuga dall’orrore

“Insopportabile è il dolore della morte se giunge quando è più viva la vita”  recita Cervantes e proprio il rifiuto di questa condanna ad abituarsi a tutto, a sopportare un presente che non ci piace, è lo stimolo dal quale i giovani e gli adolescenti possono partire per trovare delle vie di fuga all’orrore attuale.
Frutto della direzione collettiva di sei registi, L’assedio, nello stile arrevotante della tragicommedia, darà voce al presente per cercare di meglio mettere a fuoco il futuro e le sue possibilità. Come sempre in un dialogo tra teatro e pedagogia, tra centro e periferie, tra adulti e adolescenti.

Maurizio Braucci e Roberta Carlotto

Le foto del debutto

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